intervista: Gambarotta a Castell'Alfero
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sabato 08 gennaio 2000

Gambarotta a Castell’Alfero!

E’ nella bellissima sala consiliare del nostro castello che incontriamo Bruno Gambarotta, personaggio televisivo noto per il suo spiccato umorismo e per la sua passione per le tradizioni piemontesi, prime fra tutte il “mangiar bene”…Oggi, però, non è venuto a Castell’Alfero a parlare del suo ultimo libro, una guida ai migliori ristoranti della nostra regione, bensì a far da moderatore al convegno “Progetto Benessere” organizzato dalla CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e delle Piccole e Medie Imprese) dedicato alla terza età; dopo aver ascoltato, pertanto, le corrette abitudini fisiche, alimentari, e gli aspetti psicologici e fisici che creano il benessere della persona anziana, Gambarotta ci parla della sua beata terza età:

Sappiamo che lei ha origini astigiane; conosce Castell’Alfero?
“Sono nato ad Asti nel 1937, ho fatto qui le elementari e le medie; ho poi iniziato l’Istituto d’Arti Grafiche a Torino, dove nel '55 mi sono trasferito; lo sport che praticavo era il ciclismo, giravamo tutta la provincia, quindi sicuramente mi sarò spinto fino a Castell’Alfero in sella alla bici!

Diventando abitante di una grande città come Torino, cosa ha mantenuto delle sue vecchie abitudini astigiane?
L’essere provinciale! Prima mi vergognavo, ora non più…, ma la mia generazione sognava la metropoli! A quelli, come me, che desideravano lavorare nel mondo dell’informazione, dell’arte, dello spettacolo, la grande città apriva le porte per realizzarsi. Torino voleva dire frequentare le riviste, le redazioni dei giornali, le case editrici, i produttori cinematografici, gli impresari teatrali. Adesso, però, è diverso; grazie alla rete telematica, a Internet, anche dalle piccole città si può comunicare in grande con il mondo!

Cosa rimpiange?
La socialità, i rapporti umani, la facilità di contatti. Ad Asti, se si vuole scambiare qualche parola con qualcuno, facendo lo “struscio” in Corso Alfieri, si trova sempre un volto noto! E’ così che ci si carica! A Torino, invece, ho patito tantissimo il carattere “anonimo” della grande città, anche se nella Rai di Via Po ho ricostruito un mio mondo di amicizie.

“Progetto Benessere”. Cos’è per lei il benessere dell’anziano?
Non avere troppi rimorsi della vita trascorsa e avere un grande spirito di adattamento. L’invecchiamento comporta, secondo me, una progressiva rigidità, non solo fisica, ma anche mentale. Anch’io mi riconosco un po’ “vecchio”, quando mi rassicuro con le mie abitudini ormai fossilizzate: sveglia alle sette, giornale, brioches calde! Il rituale tranquillizza! Invece bisogna avere lo spirito d’avventura per non lasciarsi sorprendere dagli eventi e dalle novità.

E’ ancora vero che “si stava meglio quando si stava peggio?”

No, no, assolutamente! Ricordo questa zona del Monferrato come assolutamente depressa mentre oggi, a mio parere, sta vivendo un grande "Rinascimento”. E poi il vostro Castello e la piazza sono bellissimi! Non me li ricordavo così belli, bisognerebbe fare spettacoli teatrali, “sons et lumières”, per valorizzarli!

Sappiamo che oggi pranza qui a Castell’Alfero, all'osteria. Cosa le piacerebbe trovare in tavola?
Io sono un fan del bollito misto, lo mangerei anche a Ferragosto, oppure una bella bagna cauda!

E i tartufi?
Perché mettere limiti alla Provvidenza?

 

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