Gambarotta a Castell’Alfero!
E’ nella bellissima sala consiliare del
nostro castello che incontriamo Bruno Gambarotta, personaggio televisivo noto
per il suo spiccato umorismo e per la sua passione per le tradizioni piemontesi,
prime fra tutte il “mangiar bene”…Oggi, però, non è venuto a Castell’Alfero
a parlare del suo ultimo libro, una guida ai migliori ristoranti della nostra
regione, bensì a far da moderatore al convegno “Progetto Benessere”
organizzato dalla CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e delle
Piccole e Medie Imprese) dedicato alla terza età; dopo aver ascoltato,
pertanto, le corrette abitudini fisiche, alimentari, e gli aspetti psicologici e
fisici che creano il benessere della persona anziana, Gambarotta ci parla della
sua beata terza età:
Sappiamo che lei ha origini
astigiane; conosce Castell’Alfero?
“Sono nato ad Asti nel 1937, ho fatto qui le
elementari e le medie; ho poi iniziato l’Istituto d’Arti Grafiche a Torino,
dove nel '55 mi sono trasferito; lo sport che praticavo era il ciclismo,
giravamo tutta la provincia, quindi sicuramente mi sarò spinto fino a
Castell’Alfero in sella alla bici!
Diventando
abitante di una grande città come Torino, cosa ha mantenuto delle sue vecchie
abitudini astigiane?
L’essere provinciale! Prima mi vergognavo, ora non più…, ma la mia
generazione sognava la metropoli! A quelli, come me, che desideravano lavorare
nel mondo dell’informazione, dell’arte, dello spettacolo, la grande città
apriva le porte per realizzarsi. Torino voleva dire frequentare le riviste, le
redazioni dei giornali, le case editrici, i produttori cinematografici, gli
impresari teatrali. Adesso, però, è diverso; grazie alla rete telematica, a
Internet, anche dalle piccole città si può comunicare in grande con il mondo!
Cosa
rimpiange?
La socialità, i rapporti umani, la facilità di contatti. Ad Asti, se si vuole
scambiare qualche parola con qualcuno, facendo lo “struscio” in Corso
Alfieri, si trova sempre un volto noto! E’ così che ci si carica! A Torino,
invece, ho patito tantissimo il carattere “anonimo” della grande città,
anche se nella Rai di Via Po ho ricostruito un mio mondo di amicizie.
“Progetto
Benessere”. Cos’è per lei il benessere dell’anziano?
Non avere troppi rimorsi della vita trascorsa e avere un grande spirito di
adattamento. L’invecchiamento comporta, secondo me, una progressiva rigidità,
non solo fisica, ma anche mentale. Anch’io mi riconosco un po’
“vecchio”, quando mi rassicuro con le mie abitudini ormai fossilizzate:
sveglia alle sette, giornale, brioches calde! Il rituale tranquillizza! Invece
bisogna avere lo spirito d’avventura per non lasciarsi sorprendere dagli
eventi e dalle novità.
E’
ancora vero che “si stava meglio quando si stava peggio?”
No, no, assolutamente! Ricordo questa zona del
Monferrato come assolutamente depressa mentre oggi, a mio parere, sta vivendo un
grande "Rinascimento”. E poi il vostro Castello e la piazza sono
bellissimi! Non me li ricordavo così belli, bisognerebbe fare spettacoli
teatrali, “sons et lumières”, per valorizzarli!
Sappiamo
che oggi pranza qui a Castell’Alfero, all'osteria. Cosa le piacerebbe trovare
in tavola?
Io sono un fan del bollito misto, lo mangerei anche a Ferragosto, oppure una
bella bagna cauda!
E i
tartufi?
Perché mettere limiti alla Provvidenza?
torna su